PETIZIONE AL SENATO DELLA REPUBBLICA EX ART. 50 COST.

PETIZIONE AL SENATO DELLA REPUBBLICA EX ART. 50 COST.

PER UNA LEGGE DI MODIFICA DELLE DISPOSIZIONI SULL'ORDINAMENTO DI ROMA CAPITALE CHE RIPRISTINI

LA SACRA DENOMINAZIONE “ROMA” PER IL COMUNE  ORA DENOMINATO “ROMA CAPITALE” E MODIFICHI IN “CITTA’

 METROPOLITANA DI ROMA” LA DENOMINAZIONE DELL’ATTUALE “CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE”

Posto che la Città di Roma fu fondata nel 753 A.C. e per 2762 anni (con l’eccezione disposta da Commodo) ha avuto il nome pubblico <<ROMA>>, fino alla entrata in vigore della legge 42 dell’art. 2009 che all’articolo 24 comma 2 dispose il cambiamento del nome (oltre che delle prerogative) del Comune italiano cui spetta l’onore e l’onere della capitalità mutandolo in <<ROMA CAPITALE>>, prerogativa condivisa per lo più solo formalmente con l’ente di area vasta successore dell’abolita Provincia di Roma e denominato nell’art. 1 c. 102 L. 56/2014 <<CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE>>, come già prefigurato nell’art. 1 c.1 del D. Lgs. 61/2012;

posto che Roma ebbe tradizionalmente anche un nome divino, forse <<FLORA>> e un nome segreto, forse <<AMOR>>, secondo la lettura evocativa e sacra del nome scritto da destra a sinistra, come pure ad esempio nella tradizione etrusca, falisca, protogreca e fenicia;

posto che in età classica il diritto penale romano disponeva la morte – che fu realmente comminata - per chi violasse le disposizioni relative alla denominazione di ROMA;

visto che l’unico che nella storia aveva osato cambiare nome a ROMA era stato l’Imperatore Commodo, il quale la ribattezzò ROMA COMMODIANA, e andò incontro ad una fine cruenta;

considerato che Roma è effettivamente Capitale dell’Italia unita fin dal 1871;

considerato che con legge costituzionale 3/2001 è stato sancito nell’attuale Costituzione repubblicana che Roma è la Capitale della Repubblica e che la legge dello Stato disciplina il suo ordinamento, potendosi così derogare tra l’altro all’art. 133 c.2 Cost. che invece riserva alla Regione il potere di modifica delle denominazioni comunali;

tenuto presente che Roma è sempre stata la Capitale imperiale romana almeno ‘spirituale’, mentre per lunghi periodi pure Milano e Ravenna sono state Capitali imperiali in quanto sedi politiche di Imperatori Romani, come Tivoli (Villa Adriana) e Capri hanno ospitato per lunghi anni la residenza di Imperatori romani e Siracusa ha ospitato per alcuni anni la sede dell’Imperatore romano d’Oriente;

dato atto che nella storia d’Italia anche Pavia, Firenze, Modena, Napoli, Palermo, Parma, Piacenza, ecc. sono state capitali di importanti regni o ducati, e che infine Torino e Firenze e perfino Brindisi e Salerno sono state temporaneamente capitali italiane avendo ospitato la Monarchia sabauda in auto-esilio;

sottolineato che ad Amalfi, Genova, Pisa, Venezia hanno avuto sede le gloriose Repubbliche marinare;

tenuto presente che il ripristino della denominazione storica di Roma, sia nella denominazione comunale che in quella metropolitana, nulla toglie alle prerogative spettanti agli enti territoriali cui sia intestata la capitalità;

visto che l’eventuale legittima prospettiva della previsione di vicecapitali non pare condizionata dal vigente art. 114 Cost., così come dall’espunzione della parola <<CAPITALE>> dal seno della denominazione di Comune e Città metropolitana di Roma non sarebbe lecito inferire che altre città possano contendere a Roma l’attributo della Capitalità;

considerato che Giuseppe Garibaldi a Marsala nel luglio 1862 disse <<ROMA O MORTE>> e non già <<ROMA CAPITALE O MORTE>>;

tutto ciò visto e considerato;

SI CHIEDE al Senato della Repubblica, all’On. Presidente del Senato della Repubblica ed agli Onorevoli Senatori tutti, ciascuno per quanto di competenza di voler calendarizzare e/o predisporre e/o promuovere e/o sollecitare e/o deliberare una modifica legislativa delle disposizioni sull'ordinamento di Roma Capitale che ripristini per l’ente comunale <<ROMA CAPITALE>> il nome originario e pluri-millenario di <<ROMA>> e che - per l’ente territoriale di area vasta che ospita la Capitale - modifichi il nome della <<CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA CAPITALE>> in <<CITTA’ METROPOLITANA DI ROMA>>.  

 

PRIMO FIRMATARIO: Sergio IACOMONI (detto NERONE) ....................................................................................................................................................

ALTRI FIRMATARI: Cristiano Lorenzo KUSTERMANN, Claudio ANGELINI, Andrea BUCCOLINI, Giancarlo CARLONE, Maria Rita LEONARDI, Serena PICCOLOMINI.

PETIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI EX ART. 50 COST.

PETIZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI EX ART. 50 COST.

PER UNA LEGGE DI MODIFICA DELL'ORDINAMENTO DELLE CITTA’ METROPOLITANE CHE LE DEMOCRATIZZI MEDIANTE L’INTRODUZIONE DELLA SFIDUCIA CONSILIARE COSTRUTTIVA AL SINDACO METROPOLITANO

Noi sottoscritti cittadini italiani, in attesa di una riforma legislativa che introduca l’elezione popolare diretta dei Sindaci metropolitani e dei Consigli metropolitani, CHIEDIAMO al Presidente ed agli Onorevoli componenti tutti della Camera dei Deputati, nell'ambito delle rispettive competenze, di voler calendarizzare/proporre un atto di indirizzo politico - mirante ad una riforma legislativa ordinaria URGENTISSIMA e temporanea - del seguente tenore:

<<Visti gli artt. 1, 3, 114 e 117 c.2 della Costituzione rispettivamente in tema di DEMOCRATICITA’ della Repubblica e SOVRANITA’ popolare, di UGUAGLIANZA e PARTECIPAZIONE dei cittadini, di concorso delle Città metropolitane alla costituzione dell’ordinamento repubblicano, di riserva di legge statale in materia di organi di governo delle Città metropolitane (nelle Regioni ordinarie);

visto che la forma di governo delle Città metropolitane dettata dalla L. 56/2014 è sostanzialmente AUTOCRATICA in virtù dell’art. 1 comma 19 della Legge 56/2014 per la MANCATA previsione di una ELEZIONE/LEGITTIMAZIONE diretta o indiretta del SINDACO METROPOLITANO, essendo la carica di Sindaco metropolitano assegnata per legge al vincitore delle elezioni per il Sindaco del Comune (capoluogo di Città metropolitana), con la conseguente estromissione dal procedimento di nomina del Sindaco metropolitano di milioni di cittadini dei Comuni metropolitani non capoluogo (talvolta più numerosi dei cittadini del Comune metropolitano capoluogo), i quali si vengono così a trovare in una situazione di palese menomazione di diritti costituzionali politici fondamentali;

visto che la previsione della elezione indiretta del Consiglio metropolitano, per di più con voto ponderato in violazione del principio di uguaglianza tra i titolari dell’elettorato attivo di cui all’art. 48 Cost., non pone alcun rimedio alla NON DEMOCRATICITA’ della forma di governo metropolitana, per via della contestuale mancata previsione della sfiduciabilità del sindaco metropolitano da parte del Consiglio metropolitano;

visto che l’istituto della sfiducia consiliare al Sindaco dei Comuni di cui al T.U.E.L., seppure trattasi di sfiducia distruttiva e non costruttiva, rafforza e non indebolisce il carattere democratico dei Comuni;

visto che l’introduzione della sfiducia costruttiva espressa dal Consiglio metropolitano a maggioranza assoluta nei confronti del Sindaco metropolitano sarebbe un correttivo ordinamentale minimo per rendere meno antidemocratiche le amministrazioni metropolitane che s’insedieranno dopo il prossimo imminente rinnovo dei Consigli metropolitani;

visto che financo la pur discutibile sentenza costituzionale 50 del 2015 fa salva la legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 19 L. 56 del 2014 argomentando che quanto alla figura del sindaco metropolitano, perché, per un verso, la sua individuazione nel sindaco del Comune capoluogo di Provincia, sub comma 19 dell’art. 1 in esame, non è irragionevole in fase di prima attuazione del nuovo ente territoriale (attesi il particolare ruolo e l’importanza del Comune capoluogo intorno a cui si aggrega la Città metropolitana)…;

tutto ciò visto e considerato;

la Camera dei Deputati IMPEGNA il GOVERNO a predisporre e promuovere una modifica legislativa dell'ordinamento delle Città metropolitane, e segnatamente dell’art. 1 comma 19 della L. 56 del 2014, che introduca la sfiducia costruttiva consiliare a maggioranza assoluta nei confronti del Sindaco metropolitano>>.  

 

PRIMO FIRMATARIO: Sergio IACOMONI (detto NERONE)....................................................................................................................................................

ALTRI FIRMATARI: Cristiano Lorenzo KUSTERMANN, Claudio ANGELINI, Andrea BUCCOLINI, Giancarlo CARLONE, Maria Rita LEONARDI, Serena

PETIZIONE AL SENATO DELLA REPUBBLICA EX ART. 50 COST.

PETIZIONE AL SENATO DELLA REPUBBLICA EX ART. 50 COST.

PER UNA LEGGE DI MODIFICA DELL'ORDINAMENTO DI ROMA CAPITALE DI CUI ALL'ART. 114 COST.

CHE RICONOSCA IL SEGGIO DI DIRITTO IN ASSEMBLEA CAPITOLINA AI 15 PRESIDENTI DEI MUNICIPI ELETTI DIRETTAMENTE

Noi sottoscritti cittadini italiani CHIEDIAMO al Presidente ed agli Onorevoli componenti tutti del Senato della Repubblica, nell'ambito delle rispettive competenze, di voler calendarizzare/proporre un atto di indirizzo politico del seguente tenore:

<<Visti gli artt. 3 c.2, 5, 48, 114 c.3, e 117 c.2 della Costituzione rispettivamente in tema di partecipazione dei cittadini, decentramento, riserva di legge in materia elettorale, riserva di legge sull' ordinamento di Roma Capitale, potestà legislativa esclusiva statale in tema di leggi per l'elezione degli organi di governo comunali;

visto che Roma Capitale è attualmente dotata di una forma di governo di tipo sostanzialmente semipresidenziale analoga a quella dei Comuni italiani con più di 15.000 abitanti con elezione diretta di Sindaco (capo dell'amministrazione comunale) e Consiglio (Assemblea Capitolina) e sfiduciabilità del Sindaco (e della Giunta) da parte del Consiglio;

visto che Roma Capitale è attualmente articolata in 15 Municipi giusto il combinato disposto dell'art. 17 D. Lgs. 267/2000 e dell'art. 26 dello Statuto Comunale adottato ai sensi dell'art. 114 Cost.;

vista la legge 42/2009, art. 24, e decreti attuativi;  

vista la necessità di dotare Roma Capitale - nelle more di una riforma ordinamentale di più ampia portata - di una forma di decentramento democratico politicamente più avanzata ed incisiva seguendo il modello di capitali quali Parigi o Lisbona;

vista la necessità di superare l'attuale regime di incompatibilità tra la carica di Presidente di Muncipio di Roma Capitale e quella di Consigliere dell'Assemblea Capitolina previsto dalla legge;

vista, al contrario, la necessità di garantire l'appartenenza di diritto ed a pieno titolo all'Assemblea Capitolina dei 15 Presidenti dei Municipi di Roma Capitale, già attualmente eletti dal corpo elettorale delle rispettive popolazioni in una votazione concomitante con quella capitolina, ciascuno dei quali Presidenti raccoglie un numero di voti individuali, financo centinaia di volte, multiplo del numero di preferenze personali raccolte da alcuni Consiglieri capitolini;

vista la necessità di non aumentare l'attuale numero dei componenti dell'Assemblea Capitolina fissato in 48, più il Sindaco;

visto che pertanto il riconoscimento di un seggio di diritto in Assemblea Capitolina ai 15 Presidenti Municipali, quali Consiglieri capitolini a pari titolo, comporta la riduzione da 48 a 33 del numero dei seggi assegnati nell'Assemblea Capitolina mediante elezione nelle liste comunali col sistema delle preferenze, con conseguente risparmio di spesa, visto che i Presidenti di Municipio già beneficiano di una indennità di carica municipale e non abbisognerebbero di una indennità aggiuntiva quali Consiglieri comunali di diritto;

considerato che la obbligatoria concomitanza delle elezioni municipali generali e comunali di Roma Capitale assicura con quasi assoluta certezza che il premio di coalizione spettante in assemblea Capitolina alle forze sostenitrici dell'eletto Sindaco - pari al 20% dei seggi consiliari assegnati col voto su liste comunali - non sia vanificabile in virtù dell'assegnazione di diritto di un seggio consiliare capitolino a ciascun Presidente municipale eletto, di tal che il Sindaco eletto conserverà comunque a inizio consigliatura un vantaggio in seggi assicurato alla sua maggioranza dal suddetto premio;

tutto ciò considerato

il Senato della Repubblica IMPEGNA il GOVERNO a predisporre e promuovere una modifica legislativa dell'ordinamento di Roma Capitale che integri a pieno titolo nell'Assemblea Capitolina, formata da 48 Consiglieri (più il Sindaco), i 15 Presidenti di Municipio eletti direttamente dal corpo elettorale delle rispettive popolazioni, riducendo da 48 a 33 il numero dei Consiglieri capitolini eletti in liste comunali con il sistema delle preferenze.>>.  

PRIMO FIRMATARIO: Sergio IACOMONI detto NERONE....................................................................................................................................................

ALTRI FIRMATARI: Cristiano Lorenzo KUSTERMANN, Claudio ANGELINI, Andrea BUCCOLINI, Giancarlo CARLONE, Maria Rita LEONARDI, Serena PICCOLOMINI                                                    

petizione senato 15 MUNICIPI.pdf